@alina.malova
Gino Scalatelli. Veduta di Venezia dalla Giudecca con bragozzi a vela al terzo
Gino Scalatelli. Veduta di Venezia dalla Giudecca con bragozzi a vela al terzo
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Gino Scalatelli (1876-1943?)
Veduta di Venezia dalla Giudecca con bragozzi a vela al terzo
Acquerello su carta.
Firmato in basso a sinistra: Gino Scalatelli Venezia.
Dimensioni dell’acquerello: 40 × 20 cm.
Dimensioni con cornice: 45 × 25 cm.
Cornice in legno.
Dietro il nome di Gino Scalatelli sembra celarsi una figura singolare della Belle Époque italiana. Le più recenti ricerche documentarie portano infatti a identificarlo con Gino Giuseppe Scalatelli (1876-1943), figlio della celebre cantante lirica Anna Giustina Ebe Treves e di Edoardo Giovanni Scalatelli. Come spesso accadeva nelle famiglie d’arte, il figlio raccolse l’eredità materna e, per la carriera teatrale, adottò il cognome già noto al pubblico, facendosi conoscere come Gino Treves; quando invece prendeva in mano pennelli e colori tornava al proprio cognome di famiglia, firmando i suoi acquerelli Gino Scalatelli.
Questa doppia identità sembra riflettersi anche nella sua pittura. La composizione appare costruita secondo una sensibilità scenografica. La luna emerge come un elemento di scena sospeso sopra la laguna, mentre le grandi vele dei bragozzi ricordano più ampi drappi teatrali che semplici vele da lavoro. Anche il profilo di Venezia, ridotto a poche sagome essenziali, assume il ruolo di una quinta lontana.
Gino Scalatelli è oggi conosciuto soprattutto attraverso un ristretto corpus di acquerelli dedicati a Venezia, ma anche a Londra e, sorprendentemente, a Mosca. Opere quasi sempre firmate con il cognome paterno e accompagnate dal nome della città raffigurata, come pagine di un personale diario di viaggio nato tra tournée, palcoscenici e città attraversate.
In questa veduta della Giudecca, i tradizionali bragozzi a vela al terzo attraversano lentamente il Bacino di San Marco davanti alla silhouette di San Giorgio Maggiore. L’artista non sembra interessato alla descrizione analitica dei monumenti: la città è evocata attraverso pochi elementi essenziali, immersi in una luce soffusa, mentre l’attenzione si concentra sul ritmo delle vele e sul loro dialogo con l’acqua.
Per lungo tempo il mercato antiquario ha presentato Gino Scalatelli semplicemente come un acquerellista attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, senza ulteriori notizie biografiche. La riscoperta della sua identità restituisce oggi una nuova chiave di lettura a queste opere, che sembrano conservare il fascino di una vita trascorsa tra il teatro e il viaggio, tra il palcoscenico e il cavalletto.
L’opera si presenta in buono stato di conservazione.
Materiali
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Dimensioni
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Informazioni sulla cura
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