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@alina.malova

Salvator Mundi, Jacopo Giorgi (Firenze 1623–1665), olio su rame, ambito di Cesare Dandini, cm 22 × 15,5

Salvator Mundi, Jacopo Giorgi (Firenze 1623–1665), olio su rame, ambito di Cesare Dandini, cm 22 × 15,5

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Jacopo Giorgi (Firenze 1623–1665), ambito di Cesare Dandini

Salvator Mundi, scuola fiorentina

olio su rame

circa 1660–1665

cm 22 × 15,5

Il dipinto è accompagnato da expertise di Federico Berti, che riconosce l’opera come autografa di Jacopo Giorgi (Firenze 1623–1665) e ne propone una datazione intorno al 1660–1665.

Il dipinto raffigura Cristo fanciullo a mezzo busto, con la mano destra alzata nel gesto benedicente e la sinistra appoggiata al globo terrestre, secondo un’iconografia ampiamente diffusa nella Firenze del secondo Seicento. I piccoli dipinti su rame rimandano a una produzione destinata alla devozione privata, tipica dell’ambiente colto e domestico della Firenze governata dai Medici e strettamente legata all’attività delle botteghe cittadine.

Jacopo Giorgi è documentato come allievo e collaboratore diretto di Cesare Dandini. Il rapporto tra i due artisti fu stretto e continuativo, come attestano le fonti, che ricordano anche la stima personale del maestro nei confronti di Giorgi, al quale lasciò, alla propria morte, una raccolta di gioielli, monete e medaglie d’oro e d’argento. Questo dato conferma il ruolo di Giorgi come figura interna e affidabile della bottega dandiniana, attiva nel cuore della Firenze dei Medici negli anni centrali del Seicento.

 

Dal punto di vista stilistico, l’opera si inserisce pienamente nel linguaggio della bottega di Cesare Dandini: composizione collaudata, intensa concentrazione devozionale e cromia luminosa, con il dialogo tra l’azzurro del fondo e il rosso acceso della veste. La stesura pittorica appare più diretta e sintetica rispetto alle opere autografe del maestro, con una materia compatta e una linea leggermente più incisiva, evidente nella resa delle mani e dei capelli. Il volto del Cristo, dagli incarnati rosati e dallo sguardo ravvicinato, conferisce all’immagine una presenza immediata e concreta.

Il dipinto è inserito in una cornice in legno con motivo architettonico e rivestimento interno in velluto.

Stato di conservazione: buono stato di conservazione generale; qualche ritocco pittorico sulla veste rossa; supporto in rame in condizioni compatibili con la sua natura e con l’età dell’opera.

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